No flessibilità, no party


Nel mio post precedente ho parlato della flessibilità organizzativa come di una delle risorse chiave a disposizione delle aziende per rendere il rientro al lavoro delle neomamme un effettivo vantaggio per tutti.

Ci sono però alcune professioni alle quali tale flessibilità non è applicabile: basti pensare a quei ruoli che richiedono la presenza fisica in una determinata sede di lavoro e/o il continuo contatto con il pubblico (ad es. nella Grande Distribuzione e nel Retail), oppure a quelle attività che si possono svolgere solo manualmente e che magari sono anche organizzate su turni.

Come si possono aiutare le mamme che svolgono quelle professioni che, per loro stessa natura, non consentono l’applicazione di criteri di flessibilità di orario o di organizzazione?

 

Sgravi fiscali e contributivi

Con la Legge di Stabilità del 2016, e con provvedimenti successivi, è stata introdotta la possibilità di convertire i premi di produzione ai dipendenti in beni e servizi destinati anche ai familiari. Le aziende hanno la possibilità di adottare strumenti di Welfare aziendale con importanti vantaggi fiscali per ambo le parti, che possono arrivare alla totale decontribuzione e detassazione del premio.

Sempre per stimolare le aziende e, di conseguenza, supportare le mamme lavoratrici, va ricordata la possibilità per le imprese di sottoscrivere, entro il 31 agosto 2018, un accordo integrativo aziendale (che preveda istituti specifici di conciliazione tra vita professionale e privata) in modo da poter usufruire degli sgravi contributivi previsti dal decreto interministeriale Lavoro-MEF del 12 settembre 2017 .

Tra le misure considerate vi sono anche i percorsi di formazione e coaching per favorire il rientro dalla maternità: perché quindi non prenderli in considerazione, ed aiutare le dipendenti madri a trovare il giusto equilibrio e la serenità per svolgere al meglio il loro lavoro?

 

Bisogni e servizi

Rispetto al tema delle mamme lavoratrici (e più in generale dei lavoratori con figli piccoli), un sistema di welfare aziendale può risultare efficace solo se intercetta i bisogni reali dei dipendenti ed offre servizi pratici ed utili.

Alcuni esempi?

  • Servizi per la famiglia, dalle convenzioni con nidi o asili in zona a quella con associazioni di baby-sitter fidate
  • Convenzioni con specialisti nel settore educativo (logopedista, psicologo, sportelli di aiuto per i genitori)
  • Campus estivi per i figli
  • Rimborsi per le spese scolastiche.

Temi caldi

Vi sono infine alcune tematiche particolarmente sentite tra le lavoratrici che non possono beneficiare di flessibilità:

  1. Gestione del tempo

Il cosiddetto time management può risultare particolarmente critico, fino a comportare poca concentrazione, alto livello di stress e mancanza di efficacia.

Con il giusto percorso di coaching, le neomamme che rientrano al lavoro posso essere aiutate nel:

  • definire i propri obiettivi professionali
  • acquisire strategie per ottimizzare il tempo dedicato al lavoro
  • applicare tecniche di pianificazione alle attività lavorative
  • massimizzare il focus per evitare di disperdere energie
  • trovare il giusto equilibrio tra vita professionale e familiare
  1. Emozioni e sensi di colpa

Capita molto di frequente, se non sempre, che il rientro al lavoro dopo una maternità possa far sentire una neomamma frustrata, ansiosa nonché in preda ai sensi di colpa verso la propria famiglia e verso l’attività lavorativa che svolge.

Anche in questo caso, si possono prevedere alcuni percorsi di formazione e di riflessione che aiutino a:

  • descrivere le emozioni che si provano, riconoscerle e fare in modo di non esserne sopraffatte
  • analizzare i propri sensi di colpa e scardinare i meccanismi che li generano
  • trovare gli strumenti adatti a gestire l’ansia in maniera efficace
  1. Gestione dei conflitti

Una mamma lavoratrice che non può accedere a strumenti di flessibilità potrebbe non avere la serenità sufficiente per affrontare alcune dinamiche lavorative.

Potrebbero quindi nascere fraintendimenti e incomprensioni all’interno del team in cui lavora.

Con il corretto percorso formativo, si possono gestire con efficacia i conflitti per trasformarli in confronto costruttivo nel modo seguente:

  • imparando le modalità corrette per comunicare le proprie esigenze
  • utilizzando l’ascolto attivo e il feedback come strumenti per evitare le incomprensioni
  • definendo i propri limiti e i propri confini imparando a dire “no” quando necessario
  • riconoscendo i diversi tipi di conflitto
  • trasformando i conflitti in momenti di confronto e crescita costruttiva
  • gestendo le emozioni depotenzianti (rabbia, rancore) con l’intelligenza emotiva

Care aziende, oggi tutti gli strumenti sono a vostra disposizione e vi permettono perfino di risparmiare su fisco e contributi: perché attendere oltre?

Migliorare si può (e si deve)!

 

Benedetta Bortoluzzi
21 Marzo 2018

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