nord.sud.ovest.est – Ep. 2


(Qui l’episodio 1)

 

Luciano

Luciano Canova è uno studioso di economia comportamentale. Si occupa, cioè, della branca dell’economia che impiegando concetti tratti dalla psicologia, elabora modelli di comportamento alternativi rispetto a quelli formulati dalla teoria economica standard.

La materia è giovane e affascinante, e strettamente collegata agli studi di neuroscienze. A Luciano, per nord.sud.ovest.est, abbiamo chiesto proprio di parlarci di questa “nuova scienza” e di raccontarci la storia della felicità degli ultimi 2500 anni.

È stato difficile, per lui, sintetizzare tutto in un quarto d’ora di intervento; sarebbe impossibile riassumerlo ulteriormente in questa sede. I due concetti più importanti che hanno colpito il pubblico sono stati l’evidenziazione del fatto che il Prodotto Interno Lordo (PIL) non è un indicatore sufficiente (né particolarmente efficiente) della felicità di una nazione: se un professore decide di sposare la sua cuoca, infatti, possiamo presumere che lo faccia perché il matrimonio renderà più felici sia lui sia la consorte; tuttavia, contemporaneamente, è probabile che smetterà di corrisponderle lo stipendio. Ad un incremento di felicità corrisponde quindi una diminuzione del PIL del Paese, visto che quest’indicatore misura il valore dei beni e servizi finali prodotti in un certo periodo di tempo.

In altre parole, il PIL misura tutto tranne ciò che rende la vita degna di essere vissuta.

L’altro dato che ha colpito i presenti è stato lo stabilizzarsi del livello di felicità, una volta raggiunto un determinato livello di reddito. Su dati statunitensi, si è visto che superati i 75.000 $ di reddito familiare, ulteriori incrementi di reddito non determinano più un aumento del livello di felicità.

 

Gianandrea

L’intervento di Gianandrea Abbate, Amministratore Delegato di Emotional Marketing, ha mantenuto vivo l’interesse per la parte non razionale del nostro cervello. La società di Gianandrea (di cui abbiamo parlato anche qui), si occupa soprattutto di prevedere scientificamente i comportamenti umani che seguono per il 75-90% “strade” emozionali.

Emotional Marketing ha due principali applicazioni:

  • quella nell’ambito della comunicazione, che permette di migliorare l’efficacia dei messaggi pubblicitari più o meno espliciti – ad esempio, il packaging del prodotto;
  • quella nell’ambito delle risorse umane, la più significativa per noi di Accademia Business, in quanto consente di identificare sulla base di un semplice test la corrispondenza del target – ad esempio i collaboratori – con il quadro di valori dell’azienda.

Proponiamo questa “integrazione” al nostro percorso “Le cose che abbiamo in comune”, proprio per avere una chiara mappatura di partenza della situazione aziendale. Infatti il marketing è costituito da ciò che si fa per presentarsi all’esterno, ma se c’è disallineamento all’interno, con dipendenti e manager, nel medio periodo le contraddizioni verranno probabilmente a galla.

 

Annalisa

Con Annalisa Monfreda, direttore di Donna Moderna abbiamo continuato a parlare di emozioni. Annalisa ha raccontato la sua esperienza di redazione, analizzando in maniera trasparente le difficoltà, i feedback ricevuti e le considerazioni “provvisoriamente conclusive”del suo lavoro come responsabile di una testata.

Il tema, in questo caso, era l’innovazione in assenza di un vero ricambio generazionale. Nonostante la crisi, infatti, i giornali si fanno come prima ma con pochi neo assunti e dipendenti che devono approcciarsi con umiltà alle nuove tecnologie e strumenti di comunicazione, come i social network.

Il principio di partenza di Annalisa può essere riassunto in una frase tratta da “Il piccolo Principe” di Antoine de Saint-Exupéry:

Se vuoi costruire una nave non devi per prima cosa affaticarti a chiamare la gente a raccogliere la legna e a preparare gli attrezzi; non distribuire i compiti, non organizzare il lavoro.
Ma invece prima risveglia negli uomini la nostalgia del mare lontano e sconfinato.
Appena si sarà risvegliata in loro questa sete si metteranno subito al lavoro per costruire la nave.

Traducibile in “se vuoi costruire una nave pensa al mare, e non a comandare”.

Il desiderio di vedere un cambiamento intorno a sé presuppone quindi che il cambiamento sia prima di tutto in sé – concetto che ha scaldato il cuore a noi coach di Accademia, perché è ciò che affermiamo continuamente.

Il leader che deve guidare il cambiamento ha dunque una grande responsabilità: più che gestire deve rendere protagoniste le persone, rimettendo sempre tutto in discussione ma facendo partire l’analisi dal basso

Deve inoltre saper mettere in sicurezza il team, disinnescando la paura di sbagliare che può derivare da una riduzione dei controlli preliminari sulle attività. Anzi, la possibilità di sbagliare deve essere offerta il prima possibile, in modo da evitare il cristallizzarsi di piccole routine sbagliate, che porteranno poi ad un errore ancora più grande.

Vi aspettiamo giovedì con il nostro prossimo post, in cui vi racconteremo degli interventi di Sabrina Corsini e Davor Crespi, oltre alle conclusioni della nostra Irene Facci!

 

25 giugno 2018

 

Ti è piaciuto? Condividilo!

Questo sito utilizza i cookie per assicurarti la migliore esperienza di navigazione possibile. Per dare il tuo consenso al loro utilizzo, clicca l'apposito bottone. Se vuoi approfondire, puoi visitare la pagina dedicata per capirne di più. Voglio approfondire

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi