Il posto giusto per una SuperWoman!


Lavorare meno o lavorare meglio?

Se mi avessero posto questa domanda al rientro in azienda dopo ciascuna delle mie due maternità, avrei senza dubbio risposto: “Lavorare meno!”.

Nel mio caso specifico infatti, dato che gli strumenti che consentivano una certa flessibilità erano ancora per pochi e selezionati eletti, l’ipotesi di lavorare meno era comunque l’unica disponibile: l’opzione “lavorare meglio” non era purtroppo concretamente attuabile.

Perché?

Un certo peso lo ha avuto sicuramente il fatto che la composizione della forza lavoro della mia azienda fosse prevalentemente maschile: di fatto, ciò non aiutava la diffusione di una corretta sensibilità sul tema “mamme al lavoro”.

Data la situazione, è anche facile intuire come ciò non fosse una priorità aziendale e come il management non fosse sempre molto ferrato nella gestione del rientro al lavoro delle neomamme.

A me, come a molte altre, è successo di non ritrovare più il mio lavoro lì dove l’avevo lasciato e di essere costretta ad accettare un cambio di ruolo in azienda, non esattamente all’altezza del ruolo precedente.

Vogliamo parlare poi delle acrobazie per conciliare la vita familiare con l’attività lavorativa? Non ho mai voluto chiedere il part-time e il mio posto di lavoro era piuttosto lontano da casa; ho sempre avuto la brutta sensazione di rubare tempo sia al mio lavoro sia ai miei figli.

Parola d’ordine? Flessibilità!

 

Era naturale, quindi, che iniziando a pianificare percorsi formativi di interesse aziendale mi ponessi delle domande su questo tema.

Che cosa si può fare concretamente per rendere il ritorno al lavoro di una neomamma un vantaggio effettivo, sia per la persona sia per l’azienda?

Si potrebbe, ad esempio, ragionare sull’opportunità di gestire in maniera integrata il tema della maternità in azienda, coinvolgendo i responsabili delle risorse umane, i manager e le neomamme.

La mamma lavoratrice dovrebbe essere messa nelle condizioni di:

  • poter fruire, quando possibile, di un orario di lavoro flessibile;
  • potersi confrontare con il proprio responsabile in merito al proprio percorso professionale;
  • sfruttare al meglio le sue competenze professionali in un contesto lavorativo che preveda anche una certa flessibilità organizzativa.

Per sostenere le neomamme nella difficile conciliazione delle nuove responsabilità familiari con l’impegno lavorativo, potrebbero essere particolarmente utili ed efficaci dei percorsi di coaching relativi a tematiche importanti in un momento così particolare come:

  • Il riconoscere le proprie necessità e i propri bisogni tenendo conto anche delle esigenze aziendali e del team di riferimento;
  • la gestione delle emozioni e dei conflitti;
  • la gestione del tempo ed una corretta pianificazione delle attività in modo da poter essere ugualmente efficaci sia a casa sia al lavoro;
  • il bilancio delle proprie competenze professionali e personali per avere gli strumenti utili a pianificare il proprio percorso lavorativo all’interno dell’organizzazione.

Una gestione integrata della maternità

Oltre agli interventi dedicati alle neomamme, è fondamentale inoltre prevedere un percorso formativo dedicato ai manager che si trovano a dover gestire un momento delicato, tanto per la persona coinvolta quanto per l’organizzazione, come la maternità di una collaboratrice.

È evidente che un manager più consapevole ed informato sarà in grado di adeguare l’organizzazione del proprio team in modo da poter accogliere una neomamma nel modo migliore possibile.

Quali possono essere quindi gli ulteriori benefici di un approccio formativo di questo tipo?

L’Istat ha calcolato che a distanza di pochi mesi dalla nascita dei figli, circa il 30% delle neomamme si arrende e lascia il posto di lavoro: le aziende si trovano a perdere una forza lavoro spesso molto motivata e piena di energie creative.

Una gestione integrata della maternità in azienda

  • potrebbe aiutare a ridurre la percentuale di mamme che lasciano il posto di lavoro per dedicarsi completamente alla famiglia;
  • aumenterebbe il numero di donne che tornano al lavoro nei tempi previsti, riducendo decisamente l’impatto organizzativo per i team di lavoro e quindi per l’azienda;
  • darebbe la possibilità alle mamme lavoratrici di dare un reale valore aggiunto, una volta acquisita una nuova consapevolezza e un corretto equilibrio tra vita privata e professionale.

Una volta ho letto su una t-shirt questa frase: “I’ve learned that every working mom is a SuperWoman”.

Siete proprio sicuri di non volere una supereroina nella vostra squadra?

 

Benedetta Bortoluzzi

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