Politiche attive del lavoro

Coaching e politiche attive

Durante questo anno accademico ho frequentato presso l’Università di Bergamo il Master tecnico superiore dei Servizi al Lavoro nei sistemi di Istruzione, Formazione e Lavoro, che ha l’obiettivo di formare esperti che si occupino di servizi di somministrazione, intermediazione, ricerca e selezione e ricollocazione e in generale di servizi al lavoro nei diversi ambiti dei servizi di istruzione e formazione professionale e di politiche del lavoro.

In questo ambito ho potuto conoscere e approfondire le tematiche delle politiche attive del lavoro, cioè tutta quella serie di iniziative di riqualificazione messe in campo dalle istituzioni per favorire il reinserimento nel mondo del lavoro di coloro che hanno perso la propria occupazione.

Tutto questo suona molto come un percorso di career e job coaching, vero? In effetti lo è: si tratta di assistere il lavoratore per trovare una nuova occupazione che faccia al caso suo, incrociando le opportunità lavorative disponibili con le sue competenze, esperienze, aspirazioni, motivazioni ed ambizioni. Si ha l’aspirazione di consentire al lavoratore di diventare padrone del proprio futuro professionale e protagonista del cambiamento, eventualmente preparando e gestendo svolte professionali rispetto al background acquisito in precedenza.

Come può aiutare il coaching in questo panorama?

Innanzitutto, bisogna dire che il lavoratore che sta affrontando un momento di difficoltà potrebbe essere ansioso o preoccupato e questo potrebbe impedirgli di essere chiaro e positivo nella scelta e nella progettazione del proprio futuro. Normalmente l’approccio in questi casi è quello di chi subisce i cambiamenti esterni e non quello di chi trasforma ciò che gli accade in opportunità: è un approccio tipicamente reattivo e scoraggiato e non proattivo e positivo.

Il sostegno necessario in questa fase fa parte quindi del territorio tipico del coaching: il coach permette lo sviluppo della motivazione, di una certa positività nell’affrontare i cambiamenti, anche quelli che il coachee non ha scelto, e della resilienza, dote fondamentale per superare eventi anche traumatici come può sicuramente essere la perdita del lavoro.

Il coach può naturalmente in un secondo momento aiutare il coachee a trovare i propri talenti e sviluppare il proprio potenziale: con le powerful questions il coach ha modo di indagare e di concordare insieme al coachee la strada da percorrere. Ad esempio, domande come:

  • Se potessi ricominciare e non ci fossero limiti di tempo o denaro, quale scelta lavorativa faresti?
  • Quale mestiere ti ha sempre attirato?
  • In quale attività sei sicuro che ti realizzeresti?
  • Quale attività svolgeresti persino gratis?

possono aiutare ad evidenziare talenti e nuove opportunità da cogliere. Il tutto si svolge con l’obiettivo di evitare che una persona esca impreparata dal mondo del lavoro e resti troppo a lungo in una condizione di disoccupazione. Se il coachee riesce poi a trasformare la crisi lavorativa in un’opportunità di conoscenza, crescita e realizzazione, allora possiamo dire che il percorso di coaching attuato all’interno delle politiche attive non solo ha raggiunto il suo scopo principale, ma è addirittura riuscito a trasformare la vita lavorativa di una persona. Non proprio un risultato secondario.

Scrivi tu il primo commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati da *.

X

Questo sito utilizza i cookie per assicurarti la migliore esperienza di navigazione possibile. Per dare il tuo consenso al loro utilizzo, clicca l'apposito bottone. Se vuoi approfondire, puoi visitare la pagina dedicata per capirne di più. Voglio approfondire

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi