Pensiero innovativo

Come far fiorire il pensiero innovativo in azienda

Uno dei nostri percorsi di formazione aziendale, Futura, è dedicato a come far fiorire il pensiero innovativo in azienda. A qualsiasi livello gerarchico si trovi, in qualunque funzione e settore, il dipendente dovrebbe conservare e coltivare una quota di “spirito imprenditoriale” che gli consenta di leggere la realtà e dare il suo contributo in termini di miglioramento dei processi aziendali.

Chi decide di mettersi in proprio e di aprire una propria attività si pone molte domande. Una di queste riguarda il contenuto del prodotto o servizio offerto, e in particolare se sia davvero innovativo o meno.

Spesso il concetto di innovazione viene collegato in maniera indissolubile a quello di tecnologia, e l’innovazione tecnologica sembra essere l’unico contenuto possibile per costruire ex novo un’impresa aperta alle novità.

Ma le startup sono anche altre. Il ciclo di incontri “Startupper a chi?”, organizzato da Accademia Business nel mese di novembre, ha portato nella nostra sede tre imprenditori che hanno scelto, in diverse fasi della loro vita professionale, di creare qualcosa di nuovo. In maniera non sempre lineare, e scontrandosi a volte con problemi e decisioni difficili, hanno rinunciato alla vita “tranquilla” del dipendente per rischiare e mettere in pratica la loro idea di business.

Per i motivi indicati sopra, abbiamo scelto di invitare tre persone che operano in settori non tecnologici.

Mariella Lenoci fa un mestiere tra i più classici, la parrucchiera, ed è titolare di due saloni molto particolari; Maurizio Bottari è passato da una carriera di dirigente all’apertura di una società di noleggio di veicoli; infine, Corrado Menozzi è il proprietario della catena di locali “Viva”, specializzata in cucina “sana”, dopo aver lavorato per diversi anni nel marketing di una catena di supermercati.

In queste serate abbiamo cercato di cogliere gli elementi comuni ai tre imprenditori ma, soprattutto, a questi tre percorsi. È stato estremamente difficile, partendo da esperienze così differenti, ma alcuni punti sono chiari:

  1. Puoi innovare solo se conosci la materia. Chi decide di mettersi in proprio non lo fa quasi mai in settori molto distanti da quello di partenza; se lo fa, il rischio è decisamente maggiore perché deve dedicare molto più tempo a capire cosa deve fare, anziché dedicarlo al miglioramento dei processi. Lenoci, Bottari e Menozzi si sono mossi in un ambito contiguo al settore in cui avevano lavorato da dipendenti.
  2. Puoi innovare solo se ti interessa quello che fai. Non è richiesto che sia la passione della tua vita – per Lenoci i capelli lo sono, ma a Bottari le automobili interessano poco – tuttavia la curiosità è essenziale. Si tratta indubbiamente di una caratteristica personale, ma è anche una potenzialità che può essere allenata.
  3. Puoi innovare solo se ti circondi di persone che ci credono. Forse questo è l’ostacolo maggiore, se consideriamo l’applicazione di questi “principi imprenditoriali” nel contesto del lavoro dipendente: l’imprenditore sceglie i propri soci e collaboratori, il dipendente in genere non ha questa possibilità. Tuttavia il fatto di “crederci” non è una caratteristica genetica e immutabile: saper raccontare la propria visione, saper coinvolgere le altre persone è una caratteristica imprescindibile per uscire dalla logica dell’innovatore solitario e creare una cultura dell’innovazione diffusa e coerente con quella aziendale.

Se un’azienda percepisce i propri dipendenti come poco propensi ad investire sul cambiamento, dovrebbe chiedersi cosa sta facendo per sviluppare questi tre aspetti.

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