Compiti delle vacanze per manager

Oggi mi sono ritrovata a dover preparare una sessione di coaching individuale piuttosto difficile.

L’obiettivo del percorso era quello di migliorare la comunicazione con un team di lavoro percepito come annoiato e demotivato. Il manager mi aveva parlato per tre incontri di questo gruppo: persone che lavoravano relativamente bene, ma non disposte ad accollarsi alcuna responsabilità o a fare qualcosa più dello stretto indispensabile.

Ora, uno dei principi cardine del coaching – ma oserei dire: della vita! – è che non ha alcun senso cercare di cambiare gli altri, in quanto l’unica variabile sulla quale abbiamo la possibilità di agire siamo noi stessi. Il tema della sessione odierna, quindi, non poteva che essere: io, manager, come posso cambiare il mio comportamento per lavorare meglio con il mio team?

La questione non è nuova. Che si tratti di un team litigioso, o apatico, o talmente coeso da assorbire ogni feedback come una spugna o, al contrario, dare l’effetto “muro di gomma”… in ogni caso, il “problema” di come relazionarsi coi propri collaboratori resta uno dei più sentiti.

Prendete un foglio e una penna…

Ho pensato di salutarvi, prima della pausa estiva, con un piccolo esercizio di coaching che tornerà utile a chi ha la sensazione di avere difficoltà a gestire la situazione in ufficio.

Prendete un foglio e dividetelo in colonne:

  • Nome del collaboratore
  • Comportamento sgradito/non corretto – evidenziatene uno o due per ogni collaboratore. L’importante è che siano comportamenti specifici, quindi “martedì scorso ha sbuffato quando gli ho chiesto di prepararmi il report X” e non “sbuffa sempre quando gli chiedo di fare qualcosa”;
  • Setting del colloquio – immaginate di voler chiarire col collaboratore la situazione, e di volergli quindi dare un feedback. Lo invitate nel vostro ufficio? Andate voi da lui? Approfittate di una pausa caffè o della riunione settimanale? Visualizzate la situazione e indicate quanti più dettagli riuscie, incluso il modo in cui vi posizionate l’uno rispetto all’altro: di fronte, di fianco, in piedi, seduti etc.
  • Azione/Contenuto del colloquio – aprite le virgolette e scrivete esattamente quello che direte al collaboratore!
  • Obiezione – anche se fosse un collaboratore talmente mansueto da rispondervi “sì certo hai ragione, non lo farò più”, l’atteggiamento può comunque celare delle resistenze.
  • Piano – come intendete gestire l’obiezione o la resistenza passiva? Pensate già da ora a come supererete l’ostacolo: se ad esempio il tema sono i cattivi rapporti con un altro membro del team, e quindi l’indisponibilità a collaborare, preferireste definire un momento di confronto strutturato tra le “parti in causa” o andare voi stessi a parlare con l’altra persona, cercando di fare da mediatori?

Questioni personali

L’obiettivo di questa attività, che all’inizio vi risulterà sicuramente ostica, non è solo quello di farvi riflettere sulle soluzioni pratiche di problemi, o sulle modalità con cui date feedback. Si tratta di far uscire le persone che lavorano con voi dal concetto indistinto di “team difficile”, per ridare loro una individualità che consenta di lavorare, sui casi singoli, con modelli di coaching legati alle relazioni.

Se volete provare a fare questo esercizio, come si dice in questi casi, “sotto l’ombrellone”, fateci sapere se ne avete tratto beneficio! La nostra mail è info@accademiabusiness.it

Vi aspettiamo inoltre il 18 settembre nella nostra sede, insieme a testimonial d’eccezione che racconteranno come le competenze di coaching hanno cambiato la loro vita in azienda.

Ci rivediamo sul blog il 30 agosto,

Buone vacanze!

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