Da collega a manager: gestire le relazioni

Caro neo manager, dopo anni di promesse è successo: sei diventato anche tu un capo, hai un tuo team. Il tuo team è composto da coloro che fino a ieri erano i tuoi colleghi. I tuoi pari son coloro che fino a ieri erano i tuoi capi.

La prima e fondamentale sfida per te sarà quella di ridisegnare la mappa delle relazioni. Che cosa significa? Significa gettare le basi e definire le regole che informeranno i rapporti della tua vita professionale.

Gli interlocutori in questo processo sono tre: il management aziendale, il gruppo di lavoro e…. te stesso!

Il management aziendale

Il management aziendale è il gruppo di persone che ha deciso la tua promozione, spesso in parte animato da logiche politiche: ti osserva e attende di verificare la validità della propria scelta. È importante che tu mantenga con il board aziendale un rapporto cordiale e collaborativo, ma mai di deferenza.

Può essere opportuno giocare d’anticipo, tirare fuori dal cassetto quell’idea covata lungamente, mettere da parte tutti i “se” (se fossi il capo, se fosse nella mia disponibilità…, se potessi decidere…) e agire! Proporre un cambiamento, promuoverlo, significa essere immediatamente parte attiva e sottrarsi alla scomoda posizione del neofita. Significa dare un segno del cambiamento e battezzare il nuovo corso.

Non rimandare un progetto di cambiamento ad un momento successivo, quando la posizione sarà consolidata: sarebbe un errore e corresti il rischio di posticipare e posticipare ancora, fino a che il tuo progetto sarà superato dagli eventi e dalle esigenze!

Il gruppo di lavoro

Il capo deve essere riconosciuto come leader, indipendentemente dalla stile che lo contraddistingue – in particolare se il capo fino al giorno prima era “solo” un vicino di scrivania. Il team è la forza di un capo e la vera leva per raggiungere i risultati: il lavoro sarà tanto più efficace quanto più i rapporti saranno equilibrati e trasparenti.

La coesione di un team si costruisce con impegno giorno dopo giorno e deve essere celebrata da rituali di gruppo che aiutano a creare un’identità riconoscibile e condivisa. Il caffè al mattino per tutti i membri del gruppo o un veloce e informale stand up meeting ogni lunedì mattina: questi sono appuntamenti che ti consentono di “pesare” il livello di umore del team e di tenerti allineato con gli sviluppi del lavoro.

È importante anche istituire momenti di celebrazione dei successi professionali. Un obiettivo raggiunto, un progetto completato meritano un breve momento dedicato e festoso, con il riconoscimento pubblico del lavoro del gruppo.

Nel ruolo di manager gli impegni aumenteranno esponenzialmente e sarà forte la tentazione di abolire tutte le occasioni di uscite con i collaboratori. Questo è un errore da evitare, le cene o gli aperitivi sono momenti di condivisione e di team bulding. Organizzare almeno un paio di cene all’anno e fai in modo che sia percepita la qualità della tua partecipazione: interagisci con i commensali, sii presente, partecipe nei discorsi, attivo. Non passare la serata al cellulare impegnato a rispondere all’ultima mail!

Te stesso

Il primo suggerimento è crederci. Nascondersi dietro all’affermazione “Non è cambiato nulla, sono esattamente quello di prima” non ti aiuterà. L’eccessiva modestia infatti non è necessariamente utile: le sfide da affrontare si moltiplicano e serve un po’ di audacia.

Ti capiterà di sentirti sopraffatto dalle responsabilità o dalla paura di non avere tutte le competenze richieste per affrontare il lavoro che hai di fronte. Dopo aver fatto una sintetica valutazione dei tuoi punti di forza e di debolezza fissa un piano di azione in cui scrivere nero su bianco quali sono i gap da colmare: essere consapevole di cosa manca alla tua preparazione ti aiuterà a fare un elenco ragionato di richieste formative per il tuo HR o a stabilire un programma di auto formazione strutturato.

Un consiglio sempre opportuno è quello di cercare un proprio modello di management: può trattarsi di un manager dell’azienda, ma anche di un leader politico, sportivo o di un artista. Il modello è una fonte a cui ispirarsi: individua l’essenza di ciò che apprezzi in questo modello al netto della forma e falla tua, ossia traduci secondo il tuo stile quello che ti ha colpito!

Osservarsi e concedersi il lusso di aver paura sono le chiavi per un vero e proprio percorso di personal branding da manager: il coaching è un valido strumento per affrontare questo momento cruciale di cambiamento, per scardinare le convinzioni limitanti, per colmare con efficacia i propri gap e per rafforzare i tuoi punti di forza.

Sei tu il primo a doverti riconoscere come manager. Il mondo vedrà di te quello che tu stesso proponi.

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