Del Project Manager non si butta niente

“Del Project Manager non si butta niente” questo è uno dei motti che applico alla mia attuale professione. Quando dopo la laurea e dopo anni di attività professionale in teatro ho deciso di lasciare il palcoscenico per lavorare in azienda, ero convinta che i miei quindici anni di carriera teatrale sarebbero stati nella migliore delle ipotesi una bella esperienza di vita da archiviare tra i ricordi della giovinezza.

Sono passati molti anni da allora. Ho studiato e lavorato moltissimo e la vita in azienda mi ha regalato soddisfazioni che non avevo preventivato.

Oggi posso dire con orgoglio che le esperienze nel mondo del teatro mi hanno consentito di acquisire competenze fondamentali per la mia attività di project manager. Ho pensato quindi di proporvi una … intervista a me stessa sul tema.

Quando hai iniziato a gestire progetti? È stato in azienda?

No, molti anni prima. È stato quando, da adolescente, ho iniziato a “fare il teatro”.

Perché riferendoti ad un’esperienza creativa come il teatro usi l’espressione “fare il teatro”?

Creare uno spettacolo è sicuramente un esercizio creativo, ma è anche e soprattutto una operazione di organizzazione di tante attività artigianali. Chi crea e partecipa alla “costruzione” di uno spettacolo deve padroneggiare (anche se inconsapevolmente) tutte le competenze richieste per la gestione di un progetto.

Quali sono le competenze di project manager che hai sperimentato facendo teatro?

La necessità di fissare i limiti del progetto ovvero, per dirla in linguaggio da project manager, l’importanza del project charter. Sapere qual è l’obiettivo che lo spettacolo deve avere, quando si deve andare in scena, qual è il pubblico al quale si rivolge e, non ultimo, quanto può essere speso per realizzarlo. Questi sono i cardini del progetto “spettacolo” che influenzano il codice comunicativo e artistico e che indirizzano la vena creativa dell’artista.

Cosa accomuna il processo creativo di uno spettacolo e il project management?

La necessità di “tagliare a fette l’elefante”, ossia il concetto di WBS (Work breakdown structure).

Il teatro è un insieme di differenti discipline, che si uniscono e concretizzano l’esecuzione di un evento spettacolare dal vivo. Ogni area rappresenta una diversa disciplina artistica e tecnica (testo, scenografia, interpretazione, musiche, balletti, scenografie…) e ogni area ha un responsabile. Il regista, come project manager, deve fondere i risultati di tutti questi professionisti in un evento coerente e organico.

Quale tipo di pianificazione si utilizza prevalentemente?

La pianificazione dei tempi avviene sempre a “ritroso” a partire dalla data delle prima, che è la data ultima entro la quale tutto deve essere pronto.

Quale tipo di pianificazione e gestione dei costi viene applicata nella creazione di un spettacolo teatrale?

La gestione dei budget nelle grandi produzioni teatrali è in tutti gli aspetti assimilabile alla gestione dei costi di progetto. Nelle piccole produzioni è tutto più complicato, occorre mediare tra grandi idee e budget ridotti, in questo ambito è la capacità di trovare soluzioni innovative a fare la differenza.

Nel corso della mia esperienza teatrale ho imparato che la caratteristica principale per raggiungere un obiettivo è la creatività.

Il genio artistico e l’arte come si integrano in una visione tanto gestionale del lavoro teatrale?

Ho avuto l’immensa fortuna di lavorare con persone che hanno scritto la storia del teatro del nostro secolo. La definizione che ognuno di loro ha dato del proprio lavoro artistico è quella di un’attività artigianale, da curare in ogni dettaglio. Il genio che ho riconosciuto in tutti loro era la capacità di sintesi e gestione del team di lavoro: i grandi registi che ho conosciuto erano leader illuminati, focalizzati nella realizzazione dei loro spettacoli.

Quali competenze tra quelle acquisite nella tua esperienza teatrale sono più preziose nella tua attuale attività di project manager in azienda?

Faccio ancora tesoro della capacità di concentrarmi sull’obiettivo, dell’arte della negoziazione, dell’umiltà che mi suggerisce di rivolgermi a un esperto quando non ho gli strumenti necessari per risolvere un problema. Sono tutte competenze che ho appreso in quel periodo della mia vita.

Il regalo più grande è la capacità di improvvisazione, intesa come la capacità di riconoscere e mettere in pratica velocemente soluzioni creative, semplici ed efficaci per risolvere problemi. Questa dote si è rivelata spesso come la vera chiave per raggiungere gli obiettivi dei progetti.

Vi ricordiamo che Angela Salvatore sarà presente all’Open Day di Accademia della Felicità il 16 settembre con un workshop dal titolo “Stage Door”. Tutti gli eventi dell’Open Day sono gratuiti: per partecipare è possibile consultare il programma e iscriversi sul nostro sito.

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