Fondi interprofessionali

I fondi interprofessionali per la formazione in azienda

La formazione in azienda, volta a favorire l’evoluzione dell’organizzazione del lavoro nell’accezione del lifelong learning, diventa un valore fondamentale da perseguire per rendere l’apprendimento e l’aggiornamento continuo una componente essenziale dell’attività dei lavoratori e della loro stessa crescita personale e professionale.

A tale funzione sono destinati i Fondi interprofessionali per la formazione continua, creati per finanziare interventi di formazione nelle imprese aderenti.

L’Anpal (l’Agenzia Nazionale per le Politiche Attive del Lavoro) ogni anno redige un report che restituisce il quadro di ciò che sta succedendo sul fronte della formazione in azienda.

Riporterò qui alcuni elementi dall’ultimo report (2017) per comprendere come si stia orientando l’impiego dei fondi interprofessionali nella loro programmazione e nel loro utilizzo da parte delle imprese.

Negli ultimi 20 anni nelle imprese italiane sta crescendo la consapevolezza del carattere strategico della formazione per il miglioramento della competitività aziendale; sebbene l’Italia non si collochi ancora tra i primi posti nella graduatoria dei Paesi dell’Unione Europea, vi è una continua crescita e diffusione delle pratiche formative all’interno del tessuto produttivo.

Un elemento di interesse è nel ripensamento dell’idea stessa di formazione attorno al concetto di “imparare a imparare“, a ogni età e nei più differenti contesti di vita: nelle scuole, nelle Università, nelle agenzie formative, nei luoghi di lavoro, in ambienti di apprendimento più o meno strutturati.

Al centro dell’attenzione sono le competenze: la progettazione degli interventi si incentra sugli effettivi gradi di rafforzamento delle competenze che si prevede di conseguire.

La crescente personalizzazione degli interventi formativi ha inoltre la finalità di supportare quelle competenze che possano fare matching tra le esigenze degli individui e quelle dei sistemi economici e produttivi.

La formazione aziendale è oggi un fenomeno in forte espansione, riguardando più della metà delle imprese italiane. La propensione alla formazione è fortemente correlata alla dimensione dell’impresa: più grande è l’impresa più saranno le opportunità formative. Ma anche se le piccole imprese restano in numeri assoluti meno inclini a investire nella formazione dei dipendenti, è proprio in questo segmento che si registra la crescita percentuale più elevata.

Altro elemento di interesse riguarda le modalità formative: i tradizionali corsi d’aula rappresentano ancora la metodologia più diffusa (52,3%), seguita dal training on the job (28%) e dalla partecipazione a seminari, workshop e convegni (26,7%). Altre metodologie, più innovative, vengono meno utilizzate, pur rappresentando efficaci tecniche in termini di tempi/costi e maggiormente attrattive per i lavoratori.

Tuttavia negli ultimo 5 anni la metodologia su cui si riscontra percentualmente la crescita più rilevante è proprio la formazione a distanza, modalità che risponde meglio ai nuovi scenari organizzativi, culturali e tecnologici. La formazione a distanza permette di decidere tempi e luoghi dell’apprendimento in modo flessibile, stimolando l’autonomia e la motivazione del partecipante.

Le imprese più sensibili a queste nuove modalità formative sono quelle operanti nel settore dei servizi, mentre le imprese manifatturiere, sembrano destinare i propri investimenti formativi soprattutto nell’ambito del training on the job. Benché i Fondi Interprofessionali non forniscano indirizzi operativi diretti, si riscontra che il diverso riconoscimento dei costi, in riferimento alle metodologie, tende progressivamente a disincentivare le metodologie più tradizionali, a vantaggio di quelle esperienziali.

Last but not least, l’offerta dei Fondi Interprofessionali, in linea con la struttura del sistema produttivo italiano, si sta orientando a favorire forme di aggregazione della domanda formativa, attraverso bandi che prevedono incentivi per l’aggregazione di piccole e micro imprese che presentino piani interaziendali di tipo settoriale (per produzione) o territoriale (per ambito geografico).

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