Il bello del Job Crafting

L’aumento della motivazione dei lavoratori è un tema sempre più dibattuto poiché è strettamente correlato ai livelli di performance in azienda. Una celebre frase di Nietzsche,  “trasforma il lavoro che hai nel lavoro che ami”, potrebbe essere una sintesi ad effetto di ciò che si intende per “job crafting”, letteralmente “plasmare in modo artigianale il proprio lavoro”.

Proprio così, artigianalmente, nell’accezione di realizzato a mano, da sé.

Per job crafting infatti si intende la trasformazione  che i lavoratori operano, agendo di propria iniziativa, sul contenuto delle proprie attività.

E’ la modalità con cui  essi “modellano” i propri compiti per rendere il lavoro più conforme alle proprie aspettative e interessi, senza con ciò forzare i confini del proprio ruolo o della propria posizione lavorativa.

Studi effettuati di recente in Italia  (Job Crafting: diventare artigiani del proprio lavoro – Bicocca Training & Development Centre) rilevano quattro dimensioni del job crafting, che possono sinteticamente ricadere nelle seguenti categorie:

  • Aumento delle risorse strutturali (competenze, strumenti, mezzi)
  • Accettazione di nuove sfide lavorative
  • Investimento personale sulle risorse relazionali  (i rapporti di lavoro)
  • Evitamento delle situazioni difficoltose

Si tratta di modalità diverse che i lavoratori agiscono per modellare il proprio lavoro.

Solo l’ultima categoria ha una connotazione che suona negativa, come un disinvestimento emotivo rispetto agli aspetti percepiti come “rognosi” del lavoro.

Che impatto ha il job crafting sui lavoratori?

 

Sentirsi più utili

I risultati delle ricerche su settori anche  molto eterogenei di lavoratori offrono per ora indicazioni piuttosto variabili.

Nella maggior parte dei casi  le iniziative di job crafting costituiscono vere e proprie manifestazioni di intraprendenza e proattività del lavoratore, che portano ad alimentare un sentimento di autoefficacia e utilità personale.

In altri casi, la disponibilità ad accettare compiti sfidanti e coinvolgenti genera un benessere superiore al prezzo della quota di stress aggiuntivo per coloro che manifestano uno slancio lavorativo particolare.

I problemi ovviamente insorgono quando intervengono  strategie di evitamento dei problemi da parte di coloro che temono impatti negativi della fatica da lavoro, procurando lavoro aggiuntivo agli altri, oppure quando c’è divergenza tra gli obiettivi aziendali e  il mantenimento di comportamenti di job crafting dei lavoratori.

Ma una riflessione è d’obbligo: se nelle imprese è sempre più forte la spinta all’innovazione di prodotto e di processo  determinata dalla competizione globale, l’orientamento da parte delle persone verso l’espressione delle loro migliori risorse, energie, conoscenze e competenze non può essere ignorata o data per scontata.

L’esigenza di riconoscimento del proprio valore, la ricerca di soddisfazione  che non guarda necessariamente alla dimensione retributiva, ma che ha a che fare con la percezione di essere utili,  e non semplici pedine è sempre più diffusa.

Può il job crafting costituire la  sintesi virtuosa tra le inclinazioni delle persone e le richieste lavorative?

Il percorso non è immediato ma  lo sforzo non è sicuramente vano.

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