Bookcoaching nelle aziende

Il bookcoaching nelle aziende

Sono venuta in contatto con il bookcoaching in Accademia della felicità e da subito mi è sembrato uno strumento potentissimo.

Come dice il nome, è una forma di coaching: la particolarità è che utilizza come strumento i libri per invitare il coachee a rispecchiarsi e a incontrare le storie e i personaggi di un romanzo per trovare spunti, strategie e idee per la realizzazione dei propri obiettivi. Siamo naturalmente portati a usare la narrazione per descriverci e a identificarci nei protagonisti delle storie: basti pensare al continuo successo da tempo immemore di tutte le opere di narrativa. Capiamo anche meglio le cose e ci convinciamo di più a seguirle se sono inserite in un contesto che ce le proponga come parti di una storia: da lì arriva tutto l’attuale successo dello storytelling.

Il bookcoaching però non usa le storie per convincerci: piuttosto, le usa come specchio e come spunto. Un libro non giudica e non interpreta: spesso usciamo dalla lettura con uno sguardo nuovo e più obiettivo sulla realtà e su noi stessi. Senza fare critica letteraria e senza l’obbligo di leggere fisicamente i libri proposti, il bookcoaching si propone di fornire uno strumento in più al coachee per raggiungere i propri obiettivi.

Il bookcoaching in azienda

Che cosa ha a che fare con il mondo aziendale questo tipo di proposta? Perché un’azienda si dovrebbe interessare alle storie e perché i suoi dipendenti ne trarrebbero un vantaggio?

Lasciando da una parte tutti i discorsi sullo storytelling, che come abbiamo visto ha altri obiettivi, raccontare e immedesimarsi nelle storie di racconti e romanzi guidati da un coach ha un grande potere innanzitutto di chiarimento e obiettività. Spessissimo nelle aziende si è completamente immersi nell’operatività e nel lavoro quotidiano: è molto difficile avere il tempo necessario per alzare lo sguardo e avere una visione d’insieme. La storia giusta, il personaggio giusto, ci offrono prima di tutto proprio questo: la possibilità di inquadrare tutto quello che ci sta succedendo in un’unica visione, rendendo più chiare le parti che ancora non abbiamo percorso e gli obiettivi che ci stiamo prefiggendo. Noi sappiamo già come finisce la storia nei romanzi e come si comportano i personaggi: possiamo prendere spunto anche noi per mettere a punto la nostra strategia o il nostro progetto.

È anche difficile, nel mondo aziendale, avere punti di vista esterni o comunque diversi: si è sempre molto focalizzati e immersi nel proprio ambito. Al contrario, è quasi sicuro che un protagonista o una storia inventata ci offrano una prospettiva diversa su un particolare tema: possiamo cogliere, sempre guidati dal coach, particolari che non sembravano importanti oppure scoprire angolature diverse da cui guardare la stessa situazione. Questo è anche il primo passo per cercare soluzioni nuove e creative ai problemi, e sappiamo bene oggi quanto sia importante questo nel mondo del lavoro.

La parte però per me più elettrizzante riguarda la possibilità che abbiamo attraverso le storie di simulare il cambiamento. Romanzi e racconti sono gigantesche macchine per produrre risposte plausibili alla domanda “che cosa succederebbe se?”. Cosa succede se un capitano sviluppa un’ossessione? Ed ecco Moby Dick. Che cosa succede se una famiglia non si adatta ai tempi che cambiano? Ecco i Buddenbrook. E se abbiamo un’occasione inaspettata? Ecco Il fu Mattia Pascal. Possiamo, attraverso le storie, costruirci una serie di scenari e affrontare il cambiamento con più strumenti e più sicurezza. Le mie preferite in questo senso sono i romanzi e i racconti di fantascienza. Qui gli scenari possibili sono amplificati dal fatto che non siamo costretti a un’ambientazione terrestre e nemmeno presente o passata. Possiamo spaziare il più possibile e immaginarci il futuro o realtà alternative, come fa ad esempio Dick con il suo “La svastica sul sole”: e se gli alleati avessero perso la seconda guerra mondiale? Non è una domanda troppo diversa da: e se spuntasse un concorrente e ci togliesse quote di mercato? E se dovessimo colonizzare Marte (come immagina Ray Bradbury, in “Cronache marziane”)? Ha molto di simile alla domanda: se dovessimo sbarcare in un altro mercato?

Le storie hanno il vantaggio, rispetto ad analisi e strategie, di andare a colpire subito il nostro immaginario: ecco perché possono essere uno strumento potentissimo e molto efficace.

Scrivi tu il primo commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati da *.

X

Questo sito utilizza i cookie per assicurarti la migliore esperienza di navigazione possibile. Per dare il tuo consenso al loro utilizzo, clicca l'apposito bottone. Se vuoi approfondire, puoi visitare la pagina dedicata per capirne di più. Voglio approfondire

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi