Il business positivo

In quest’ultima settimana ho partecipato al Congresso Europeo di Psicologia Positiva. Buona parte delle ricerche e relazioni  presentate hanno riguardato le modalità di applicazione di questa branca della psicologia agli ambienti lavorativi e nelle organizzazioni in generale, per farle prosperare con rapidità, successo e prospettive di sviluppo a lungo termine.

Il congresso era europeo, di nome, ma nei fatti ha coinvolto studiosi di tutto il mondo che si sono trovati a discutere di come applicare la psicologia della felicità, per usare un’espressione che mi ha colpito, anche in contesti aziendali.

Lo psicologo in azienda? Positivo!

La psicologia positiva è stata proposta e indagata principalmente da Martin Seligman all’Università della Pennsylvania a partire dalla fine degli anni Novanta. E’ stata definita dal suo iniziatore come lo studio scientifico riguardante il modo di ottenere felicità, benessere e positività, la cui finalità è aiutare gli individui a vivere una vita “degna di essere vissuta”.

Ormai moltissimi studi in tutto il mondo dimostrano come creare un ambiente lavorativo che applichi i principi della psicologia positiva facilita lo sviluppo non solo degli individui ma anche dell’azienda, creando le basi per un successo duraturo.

Il modello proposto da Seligman, detto P.E.R.M.A. dalle iniziali degli elementi che lo compongono, può essere facilmente interpretato in un’ottica aziendale:

  • Emozioni positive (Positive emotions)

Le persone fissano obiettivi sempre più ambiziosi, li raggiungono con più facilità, sono meno stressate, collaborano con più efficienza e sono più creative se sono felici e di umore positivo. Potrebbe sembrare una cosa ovvia, ma è stata dimostrata da diversi studi che hanno analizzato mediante tecniche di imaging direttamente i circuiti neuronali. La gratitudine per un obiettivo raggiunto o per un collega che ci ha aiutato sembra essere un esercizio particolarmente efficace, così come lo sviluppo di questionari ad hoc per misurare la soddisfazione dei lavoratori.

  • Impegno (Engagement)

Un altro padre della psicologia positiva, Mihaly Csikszentmihalyi, ha descritto e studiato lo stato in cui siamo talmente assorbiti da un’attività che non vorremmo fare niente altro e che tutto ci viene bene e senza sforzo. La formula perfetta per creare questo tipo di stato, chiamato stato di flow, non esiste, ma ingrediente essenziale è che una persona usi al massimo i suoi punti di forza e i suoi talenti. Anziché dedicarsi soprattutto a come colmare difetti e debolezze, quindi, bisognerebbe scoprire soprattutto in che cosa siamo bravi e impegnarci in quello, mettendo a disposizione del team la nostra eccellenza.

  • Relazioni (Relationship)

In quanto esseri umani, siamo naturalmente portati a essere connessi gli uni agli altri, a condividere i nostri stati emotivi e a essere influenzati da quelli di chi ci circonda. Da molti sondaggi e questionari risulta che le persone sono contente di lavorare in un certo ambiente perché lì si trovano bene con i colleghi. E se il contesto umano è piacevole, allora siamo più produttivi e meno stressati. E’ un principio che è stato dimostrato valere praticamente in ogni organizzazione studiata: aziende, scuole, servizi pubblici, esercito, squadre sportive, in ogni parte del mondo.

  • Significato (Meaning)

Quando gli individui capiscono che ciò che fanno ha un impatto sull’ambiente che li circonda, tutti i compiti, anche i più noiosi e ripetitivi, diventano più leggeri e soddisfacenti. Avere una chiara motivazione, cioè comprendere che quello che si fa davvero ha un senso per qualcuno o qualcosa al di fuori di noi stessi aumenta la nostra produttività perché dare un contesto alle nostre azioni ce ne fa percepire l’utilità. E’ anche il meccanismo per cui, ad esempio, associare un viso al mittente di una email fa sì che il messaggio venga letto e preso in considerazione con molta più efficienza e velocità.

  • Realizzazione (Accomplishment)

La capacità di riconoscere quando un obiettivo è stato raggiunto da parte nostra o dei nostri colleghi e di onorare e festeggiare questo momento fa parte imprescindibile di un ambiente di lavoro positivo. Questo riconoscimento, non per forza materiale, attiva il circuito del piacere del nostro cervello e ci rende più generosi, felici, produttivi e accurati. L’importante è che la ricompensa, anche piccola, sia in linea con i valori individuali e aziendali: è utile a questo proposito chiedere suggerimenti e feedback direttamente a chi lavora.

Queste strategie possono sembrare scontate o di puro buon senso: invece, sono stati necessari dati e studi per dimostrare che effettivamente funzionano e che meriterebbero di essere implementate con maggior dedizione e cura nelle aziende e in ogni tipo di organizzazione.

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