Disruptive manager

Il disruptive Manager sei tu

Il vero disruptive manager, colui che può concretamente favorire innovazione e cambiamento, sei tu. Sì, proprio tu che in questo momento stai pensando di non avere tale potere, che non lo ritieni possibile solo perché nell’organigramma aziendale non ricopri una casellina dal “sufficiente peso specifico”.

Ti faccio una domanda: pensando al tuo lavoro, quali sono le giornate o i momenti che ricordi con maggiore positività o passione?

È molto probabile che ti siano tornate in mente situazioni particolari, o i momenti più difficili in cui sembrava che tutto andasse per il verso sbagliato, oppure i weekend e le serate passate in ufficio con i colleghi per risolvere un problema, il cameratismo a volte inatteso delle situazioni adrenaliniche, la pizza fredda o un sushi da asporto davanti a uno schermo e le risate, anche con chi, fino a quel momento, non ti era parso particolarmente simpatico o interessante.

In poche parole le giornate migliori sono state quelle in cui ti sei avvicinato agli altri, e questo vale sia nel caso in cui hai condiviso una difficoltà con i colleghi, sia nel caso in cui tu sia stato aiutato dai colleghi a tenere duro per superare un momento difficile.

Le giornate migliori sono state quelle in cui ti sei dato da fare personalmente, quelle in cui hai collaborato attivamente per il successo e l’hai fatto a prescindere dalla collocazione del tuo nome nelle caselle dell’organigramma aziendale.

Il disruptive manager è un leader senza poltrona che ha capito che per essere un vero leader non è necessario ricoprire una posizione o un ruolo di potere.

Quali sono le caratteristiche del disruptive manager?

Il disruptive manager è un leader che ha messo da parte il “pregiudizio che l’unico potere efficace sia quello che deriva da una posizione di potere”. Ognuno detiene tra le proprie mani un potere diverso: c’è quello che deriva dalla posizione, quello legato alla conoscenza, quello strettamene connesso alle relazioni e ce n’è uno personale. Si tratta di capire quale sia il proprio, come attivarlo, ma soprattutto come valorizzarlo.

Spessissimo davanti a un fallimento o a un ostacolo come prima cosa capita di pensare di chi sia la colpa o a chi sia attribuibile la responsabilità. E di volta in volta la attribuiamo al miglior capro espiatorio del momento… un sottoposto, un capo, un collega, un fornitore, distogliendo così l’attenzione dal vero focus: risolvere il problema, dimenticandoci che basterebbe mettere in atto tutti gli strumenti a nostra disposizione derivanti dal potere che abbiamo fra le mani.

Ti sei mai chiesto che cosa significhi essere in prima linea all’interno di un gruppo, di un team o di una squadra?

Significa essere un disruptive manager, significa essere un leader a prescindere dal ruolo professionale che rivesti.

Significa fermarsi, cambiare la prospettiva e chiedersi: cosa posso fare io per primo per difendere il Cerchio della Sicurezza? Che cosa posso fare io per contribuire alla crescita del team in cui lavoro?

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