Job crafting

Il job crafting fa paura?

Il corso “Trova il lavoro che ami” è uno dei più apprezzati di Accademia della Felicità. La maggior parte delle persone che frequentano la versione online o quella d’aula desidera cambiare posizione lavorativa non solo o non tanto per migliorare la propria retribuzione o avanzare di ruolo, ma perché non si sente pienamente realizzata.

Questa autorealizzazione coincide in buona parte con la felicità, almeno in ambito professionale, e non può prescindere dall’utilizzo dei propri talenti nel corso dell’attività quotidiana.

A parte chi ha la fortuna di scoprire precocemente una passione per la quale si rivela anche capace – i due aspetti inscindibili del talento, le persone tendono ad incanalarsi in un percorso di lavoro per svariati motivi. Spesso entrano in gioco fattori quali la sicurezza, la comodità logistica, tradizioni ed influenze familiari – è tipico il caso dell’avvocato figlio di avvocato o delle imprese “ereditate” dai discendenti del fondatore.

Quando, magari in un’età non più verdissima, si arriva a non sopportare più il proprio lavoro, vi sono diverse opzioni: si può semplicemente decidere di restare, continuando a maledire i lunedì mattina; oppure, quando è possibile, si può decidere di cambiare settore o funzione aziendale, o addirittura di mettersi in proprio.

C’è poi un’alternativa, chiamata job crafting. In italiano, la parola crafting potrebbe essere tradotta come “artigianato” o “mestiere”. La definizione più comune è quella formulata in uno studio di Amy Wrzesniewski e Jane E. Dutton del 2001: “il job crafting identifica un insieme di comportamenti proattivi volti a modificare e ridefinire i confini lavorativi mutando i compiti e le relazioni previste dal proprio ruolo”.

In parole semplici, si tratta di trasformare il proprio lavoro attuale in un altro, più coerente con i propri talenti. E non si tratta solo di aumentarne la piacevolezza: le ricerche dimostrano che il job crafting aumenta il livello di engagement e di soddisfazione, e diminuisce il rischio di burnout.

L’elemento essenziale del job crafting è che non si tratta di modifiche del contenuto del lavoro determinate dalla direzione aziendale: è il lavoratore stesso che, spesso interagendo col proprio team di lavoro, riesce a liberarsi delle attività che gli sono meno congeniali, concentrandosi invece su quelle che gli riescono meglio.

Se un’azienda desidera supportare i propri dipendenti nella redistribuzione dei compiti secondo questa logica, dovrà aiutarli su due fronti:

  1. la mappatura delle attività e il raggruppamento in cluster di attività simili;
  2. lo sviluppo di una maggior consapevolezza rispetto ai propri talenti ed abilità.

In tal modo, ogni membro del team di lavoro potrà “scegliere” il proprio ruolo e aumentare il livello di felicità e soddisfazione.

E se nessuno vuole fare certe attività? Possono essere assegnate a rotazione; oppure fate in modo che la prossima selezione del personale si concentri sulla ricerca di qualcuno che presumibilmente amerà quel ruolo.

Il job crafting, d’altra parte, è un’attività artigianale: non ci sono soluzioni standard, e richiede una buona dose di creatività!

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