La spinta gentile al cambiamento in azienda: le tre aree strategiche

La teoria della spinta gentile, per cui Richard Thaler ha ricevuto il premio Nobel per l’economia nel 2017, sostiene che sostegni positivi possono risultare addirittura più efficaci di imposizioni e obblighi allo scopo di cambiare i nostri comportamenti nei più diversi ambiti. Si tratta di non imporre né vietare ma di rendere visibili e convenienti alcune alternative a vantaggio di altre. Si basa su gesti piccoli, semplici e istintivi che però alla lunga portano a un cambiamento duraturo.

Possiamo utilizzarla ad esempio per creare connessioni, generare fiducia, definire i ruoli e stimolare le conversazioni. Tutto questo si può ottenere con pochi e semplici accorgimenti ma nei punti giusti. Vediamo tre aree da cui partire:

Il contesto di lavoro

Le  persone spesso non hanno come obiettivo la cosa migliore in assoluto, ma piuttosto cercano di continuo il consenso e sono piuttosto conformiste, perché evitare vergogna e imbarazzo è una delle più grandi preoccupazioni dell’essere umano. Quindi un contesto il più possibile inclusivo e privo di pregiudizi è cruciale perché le persone si sentano a proprio agio e possano contribuire con le proprie idee a migliorare, ad esempio, i processi aziendali dal basso anziché essere obbligate passivamente a seguire nuove procedure.

Lo spazio fisico

Poiché gli esseri umani sono creature molto adattabili, sono abilissimi a farsi plasmare dallo spazio fisico e dalla sua architettura e persino dall’arredamento. Ad esempio, un tavolo tondo è sinonimo di inclusione, così come i vetri, gli spazi aperti e le porte socchiuse o aperte. Avere un giusto mix di apertura e privacy consente un migliore coordinamento o divisione del lavoro in modo quasi automatico. Così come siamo attenti alla distribuzione degli spazi nelle nostre case, così dovremmo esserlo anche sul luogo di lavoro.

Il tempo di lavoro

Gli studi dimostrano che le persone e i loro cervelli non amano fatiche e complicazioni, specie se inutili. Queste generano malcontento e frustrazione. Quindi proviamo a:

  • ridurre i tempi delle riunioni (ne gioverà anche l’efficienza e l’utilità)
  • riduciamo le alternative tra cui scegliere
  • adottiamo un linguaggio dove possibile meno formale e più semplice
  • impariamo a presentare i concetti in modo chiaro, con poche slide.

Possiamo anche adottare tecniche di Smart working, che non vuol dire semplicemente il poter lavorare da casa e quindi evitare il pendolarismo ma ad esempio non esigere necessariamente che le persone siano presenti fisicamente se non c’è l’urgenza di coordinarle. D’altra parte è utile ricordarsi anche che le persone hanno bisogno di socialità, per cui è vero che certi compiti possono essere svolti benissimo da remoto ma è anche saggio predisporre degli spazi se le persone sentono il bisogno di venire in ufficio per incontrare i colleghi. Un altro suggerimento è utilizzare con intelligenza i reminder: un aiuto gentile a ricordare una scadenza un po’ prima della data effettiva spinge le persone a rispettarla molto di più che non un obbligo formale.

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