Public Speaking

La valigia dell’attore al servizio del team e del leader: il Public speaking

Il public speaking è quella disciplina che fornisce gli strumenti e le strategie di comunicazione per esporre con chiarezza concetti di fronte a un uditorio.

È annoverato tra i soft skill essenziali per quasi tutte le professionalità e a qualsiasi livello. In azienda o fuori dall’azienda non è possibile muoversi professionalmente senza confrontarsi con l’esigenza di affrontare un pubblico. La comunicazione a ogni livello è intesa come un complesso storytelling applicato ai mercati, ai prodotti e alla persona.

Il public speaking è tanto richiesto quanto temuto. Le ragioni di questa ansia sono sociali, culturali e individuali, comunque sempre profondamente radicate nella persona.

Salivazione azzerata, stato di confusione, improvvisi abbassamenti della voce, agitazione si traducono in interventi “in corsa” (si parla velocissimi), scene mute, voce inudibile, ricorso immotivato ad intercalari e movimenti ripetuti: non è sufficiente una teorica infarinatura sulle tecniche per parlare in pubblico per assicurare una buona performance!

Parlare efficacemente in pubblico è frutto di un percorso di consapevolezza e di molto esercizio, al quale il teatro può fornire spendibili strumenti.

Intendiamoci, tutto quello che viene tradizionalmente insegnato nella formazione per parlare in pubblico è assolutamente valido. Ma non basta. Parlare in pubblico con efficacia significa gestire a 360° gradi un’esibizione. E l’esibizione è la materia propria del teatro.

La comunicazione, come viene insegnato, si dipana su tre piani di equivalente importanza:

  • Verbale (capacità di esprimersi attraverso le parole);
  • Paraverbale (modo in cui le parole vengono dette – tono, timbro, inflessione e ritmo);
  • Non verbale (tutto ciò che viene comunicato attraverso le gestualità, la postura, la mimica – fisicità).

Albert Mehrabian formulò il modello del “55, 38, 7” relativamente all’importanza dei diversi livelli nella comunicazione orale. Secondo questo modello solo il 7% del messaggio è dedotto dal contenuto verbale, il 38% dipende dagli aspetti paraverbali e il 55% dal linguaggio non verbale.

È così difficile parlare in pubblico? Perché siamo tanti terrorizzati di fronte all’esposizione?
Paraverbale e non verbale raccontano spesso una storia parallela a quella affidata al nostro “testo” raccontano la storia del nostro stato emotivo. È un po’ come restare nudi in mezzo alla folla o camminare su una corda sospesa senza rete di sicurezza.

Un public speaking efficace richiede che lo speaker “si metta in scena”

Ecco come il teatro può “aiutare” a migliorare la nostra prestazione a ogni livello della comunicazione.

  1.  Comunicazione Verbale

    Il discorso deve essere “progettato” con una struttura solida, organizzato secondo lo schema apertura-svolgimento-chiusura ma occorre inserire alcuni “punti di discontinuità” (ad esempio l’introduzione di un aneddoto, l’impiego moderato di figure retoriche, il ricorso all’ironia o al paradosso). Questo aiuterà a mantenere alto il livello di attenzione dell’interlocutore.

  2. Comunicazione Paraverbale

    Gestire la respirazione è oltre ogni dubbio il primo contributo che il teatro può offrire. Iperventilare o andare in debito di ossigeno sono le più comuni forme di cattiva gestione della respirazione, sono indotte dall’emotività e inducono un vero e proprio stato di malessere fisico. Il secondo contributo riguarda il controllo del tono, del volume e del ritmo della voce. La voce è un risuonatore del nostro stato emotivo: accade spesso che in situazioni di stress possa diventare acuta, stridula con un volume troppo basso e (tipico) un’esposizione troppo rapida. L’uso delle pause è importantissimo. Controllare l’effetto della voce significa evitare involontari effetti comici.

  3. Comunicazione Non verbale

    Il livello non verbale si suddivide in gestualità e prossemica. Il teatro insegna a “governare” ogni parte del corpo, non abbandonando mani e piedi a inguardabili movimenti di scarico che risultano inconsapevoli per chi li agisce ma hanno il potere di esercitare un effetto ipnotico sull’uditorio. In ambito di prossemica, la gestione dello spazio e della interazione con il pubblico rappresenta una vera opportunità per “agire” un discorso.

Il teatro insegna che non esistono formule universali valide per tutti, ognuno di noi porta in scena se stesso e la propria fisicità, con il proprio individuale vocabolario.

Un public speaking efficace è il frutto di un percorso di consapevolezza individuale, di esercizio e di “amore” per se stessi.

Il traguardo per chi effettua un percorso di acquisizione degli strumenti per parlare in pubblico è “divertirsi”, ossia quando inizia il piacere dell’esibizione. In questo preciso momento il messaggio che trasmettiamo è coerente a tutti i tre livelli.

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