L'azienda e la comfort zone

L’azienda e la comfort zone: uscire o rimanere?

L’azienda e la comfort zone: uscire o rimanere?

Per rispondere a questa domanda, analizziamo prima di tutto il concetto di comfort zone: per definizione, è la condizione mentale in cui si agisce in uno stato di assenza di ansietà, con un livello di prestazioni costante e senza percepire un senso di rischio. In altre parole, rappresenta una condizione di sicurezza, in cui non ci sentiamo minacciati e siamo comodi: questa zona non è esposta al cambiamento e al suo interno siamo tranquilli e senza stress. Per un’azienda, potrebbe essere rappresentata da tutto ciò che risulta conosciuto, ampiamente sperimentato e che viene mantenuto invariato nel tempo. In effetti, stare nella comfort zone ha implicazioni positive: sia che si tratti di mantenere situazioni vantaggiose, sia che si tratti di gestire situazioni meno appaganti: ci offre la possibilità di non doverci confrontare con ciò che non conosciamo, togliendoci dalla fatica di doverci misurare con scenari di cui non abbiamo esperienza e eliminando il rischio di andare incontro a dei possibili insuccessi o fallimenti. Questa scelta può essere utile, nella misura in cui permette di non essere esposti all’imprevedibilità, ma può costituire un limite, specialmente nelle imprese.

La comfort zone come limite

La comfort zone può essere per certi versi assimilata al concetto di “nicchia” in ecologia: una volta che un individuo o una specie ha trovato la sua, esclusiva, conosciuta e per lui benefica nicchia, allora prolifera e ha successo. Ma cosa succede se le condizioni ambientali cambiano? Molto probabilmente, un soggetto troppo ben adattato alla sua nicchia, dove si sente protetto e al sicuro, non sarà più in grado di trovarne una simile e ben presto andrà incontro a un rapido declino. La stessa cosa succede in ambito aziendale, in cui gli scenari sono in continuo cambiamento e in cui le soluzioni trovate oggi non saranno più valide domani e anzi quasi sicuramente anche le domande a cui dare risposte saranno completamente diverse. Per essere competitivi, occorre quindi la volontà di mettersi costantemente in discussione, di essere pronti a guardare e ad agire in modo diverso da quanto fatto in precedenza. Ecco quindi che l’alternativa rappresentata dalla comfort zone non può essere percorribile per un’azienda e i suoi manager, poiché comporta il rischio di scoprirsi un giorno non più al passo con il mercato, non più competitiva e incapace di governarne i cambiamenti. Paradossalmente, accettare la dose di incertezza che deriva dall’uscire costantemente dalla propria comfort zone, sembra essere la strada più sicura per evitare poi di trovarsi in una situazione ingestibile, in cui non si possiedono gli strumenti utili per affrontarla e in cui gli eventi sarebbero talmente imprevedibili da metterci in una situazione di paralisi.

Come abbandonare la comfort zone: la learning zone

La comfort zone rappresenta quindi una zona che pur offrendo dei benefici quali la sicurezza e la stabilità, può costituire una sorta di gabbia dorata, in cui i cambiamenti diventano molto difficili. Abbandonarla può creare le condizioni per nuovi successi e nuovi risultati. Per affrontare questa sfida, l’azienda è chiamata sempre di più ad attraversare quella che viene definita una learning zone, cioè a passare da una situazione in cui già si conosce come affrontare le situazioni a una in cui si è disposti a rimettere le proprie convinzioni in discussione e ad apprendere nuovi processi e nuove possibilità. Una cultura di questo tipo, in cui manager e lavoratori si mettono costantemente alla prova, deve essere comunque governata da un processo di monitoraggio ben preciso, in cui le scelte sono analizzate e verificate in base ai risultati che hanno ottenuto.

È chiaro che abbracciare il cambiamento non significa abbandonare sempre e costantemente le proprie zone di comfort: esse devono essere viste come un punto di partenza, come una base dalla quale progettare nuovi esperimenti per costruire nuovi risultati, piuttosto che un traguardo al quale fermarsi, esattamente come le nicchie ecologiche.

Scrivi tu il primo commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati da *.

X

Questo sito utilizza i cookie per assicurarti la migliore esperienza di navigazione possibile. Per dare il tuo consenso al loro utilizzo, clicca l'apposito bottone. Se vuoi approfondire, puoi visitare la pagina dedicata per capirne di più. Voglio approfondire

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi