LE NEUROSCIENZE IN AZIENDA: la gestione delle emozioni

Quando trattiamo con la gente, ricordiamo che non stiamo trattando con persone dotate di logica. Noi stiamo trattando con creature dotate di emozioni” 

Dale Canergie

Questa semplice frase, detta dal famoso scrittore americano Dale Canergie già nel primo Novecento ci aiuta a capire perché il modo in cui comunichiamo risulta spesso inefficace o insoddisfacente: non ci rendiamo conto a sufficienza che siamo convinti di parlare al sistema razionale di una persona, mentre invece l’altro ci sta ascoltando con le sue emozioni.

La nostra cultura ha spesso relegato le emozioni nella sfera privata del nostro vivere, perché ha sempre considerato che non dovessero far parte delle organizzazioni aziendali, per evitare di influenzarle e perché erroneamente parlare di emozioni veniva associato all’“essere sensibili” o al sentimentalismo, cose che con il mondo degli affari hanno poco a che fare.

Così l’espressione delle emozioni in azienda è sempre stata scoraggiata, perché ritenuta non appropriata rispetto al contesto professionale, non tenendo conto del fatto che, come gli studi di famosi neuroscienziati ci insegnano, le emozioni sorgono e si manifestano indipendentemente dalla nostra volontà. Quindi, il punto non è tanto evitare le emozioni o non manifestarle in un contesto lavorativo, cosa impossibile da ottenere e frustrante sul medio-lungo periodo, ma come gestirle, soprattutto nel contesto di un’organizzazione. Di questi argomenti si è occupato in particolare Daniel Goleman, che ha fatto conoscere il concetto di intelligenza emotiva in generale e applicata al mondo del lavoro.

Usare “bene” le emozioni in azienda

La sfida quindi consiste non tanto nel reprimere le emozioni o trascurarle ma riconoscerle ed accettarle, in modo che “lavorino” per noi e non contro di noi.

Possiamo fare un esempio con un’emozione in genere considerata negativa come l’ansia: è chiaro che se raggiunge livelli eccessivi in genere si trasforma in stress, che è una condizione prevalentemente negativa. Ma l’ansia, se opportunamente riconosciuta, contenuta e gestita, può essere un’ottima “amica” per ricordarci cosa dobbiamo fare qui e ora, aiutandoci a focalizzarci sul presente senza perdite di tempo o posticipazioni pericolose di attività e impegni.

E’ più semplice ma non banale riconoscere il ruolo elle emozioni positive, come la gioia. Il punto principale che può essere applicato in un contesto lavorativo è che secondo numerosi studi, esse contribuiscono a favorire una modalità di interazione tra le persone basata più su ciò che unisce piuttosto che su ciò che divide e separa. In generale, si può affermare che chi vive emozioni e stati d’animo positivi tende ad avere maggiore spirito di interconnessione con gli altri, a vedere più chiaramente e facilmente i collegamenti tra persone e cose. Questo si traduce non solo in una maggiore spirito di squadra ma anche in una maggior creatività, perché unire i puntini fra cose diverse significa avere idee nuove.

Intraprendere un percorso di crescita emozionale significa passare come prima cosa da questi punti principali:

  1. riconoscere le emozioni
  2. accettarle
  3. comprenderle

Se alleniamo la mostra mente e la nostra “pancia” a questo tipo di approccio alle emozioni, considerandole risorse anziché ostacoli, anche nel mondo del lavoro, i risultati sono davvero sorprendenti, sia a livello organizzativo che individuale.

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