Micro innovazione per le imprese

(Micro) Innovazione per le imprese

Il termine “microinnovazione” è utilizzato per indicare i progetti di investimento di entità ridotta – in genere sotto i 50.000 euro – che le MPMI (micro, piccole e medie imprese) possono attivare innovando processi tecnologici, organizzativi o commerciali.

In realtà, molte volte l’innovazione organizzativa nelle MPMI ha costi davvero contenuti, in quanto le persone coinvolte nei cambiamenti sono un numero ridotto e anche il livello di complessità dell’organizzazione è limitato.

In una piccola azienda, la vera difficoltà è quindi spesso non realizzare l’innovazione ma, più banalmente, pensarla.

Non esistono quasi mai, infatti, percorsi strutturati di analisi delle criticità simili a quelli delle grandi aziende. I “gruppi di miglioramento”, denominati in vario modo, possono far sorridere e rimandare a un immaginario fantozziano, ma hanno un valore indiscutibile. Si tratta, in sostanza, di “aree di sosta”: le persone fermano la loro auto, che fuor di metafora è costituita dall’insieme di compiti e routine quotidiani, e smettono di guardare solo davanti a sé e al perseguimento degli obiettivi aziendali. A vettura ferma, si ha tempo di soffermarsi sia sui dettagli interni – un sedile sporco o una spia arancione di cui si ignora il significato! – sia su quelli esterni: il paesaggio, le altre auto che passano velocemente al nostro fianco.

Innovazione, significatività del lavoro e felicità dei dipendenti vanno di pari passo. La questione più generale è l’atteggiamento mentale, che viene favorito dall’esistenza di spazi fisici e di tempo dedicato all’allargamento della visuale, che permette alle persone di trovare un nuovo respiro nelle attività di ogni giorno.

Cosa avviene invece nelle MPMI? Ricordiamo le definizioni date dalla Commissione Europea per distinguere queste tre categorie, per quanto riguarda il numero di dipendenti:

  •  Micro impresa: numero di dipendenti inferiore alle 10 unità;
  •  Piccola impresa: numero di dipendenti inferiore alle 50 unità;
  •  Media impresa: numero di dipendenti inferiore alle 250 unità.

Se a livello di media impresa è quindi ancora possibile ipotizzare la creazione di gruppi trasversali in cui le varie funzioni aziendali dialogano alla ricerca di aree e modi di possibile miglioramento, nella piccola e soprattutto micro impresa questo è in pratica irrealizzabile.

L’effetto, al netto di quelli che potremmo definire “lampi di genio” personali, è che il quotidiano tende a prendere il sopravvento, anche per una relativa indifferenziazione dei ruoli: la stessa persona probabilmente si occuperà di amministrazione, customer service e di postare ogni tanto qualcosa sui social network, mentre un’altra gestirà gli acquisti e le vendite. Assorbiti dalla routine, i collaboratori perderanno di vista il quadro globale. Peccato che sia proprio questo ad incidere in misura significativa sulla “felicità al lavoro” dei dipendenti.

Inoltre lo scambio di idee tende, spesso, ad essere falsato dalle relazioni personali che, al ridursi della dimensione numerica dell’azienda, diventano sempre più ingombranti. Un ipotetico progetto di miglioramento che nasca per migliorare il processo di gestione degli ordini finirà, a seconda dei casi, con una chiacchierata sui rispettivi casi familiari o con uno scontro sulle modalità di approccio al lavoro. Anche le relazioni sono un ingrediente importante per quanto riguarda la felicità dei collaboratori, ma in alcuni casi necessitano di essere “guidate”.

Un percorso di coaching di gruppo che coinvolga tutta l’organizzazione (a gruppi di 10-12 persone al massimo), in questo caso, può essere davvero risolutivo: il coach con esperienza di azienda agisce come facilitatore e, riformulando le definizioni e le risposte fornite dai dipendenti, permette di raggiungere più facilmente un accordo di base. Da lì sarà più facile spostarsi, insieme, sul terreno prima dell’analisi e poi delle proposte di innovazione. Il tutto avverrà, tuttavia, con un approccio in grado di unire la revisione dei processi aziendali all’attenzione al benessere dei dipendenti: l’obiettivo finale è infatti, in entrambi i casi, un aumento della produttività.

Scrivi tu il primo commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati da *.

X

Questo sito utilizza i cookie per assicurarti la migliore esperienza di navigazione possibile. Per dare il tuo consenso al loro utilizzo, clicca l'apposito bottone. Se vuoi approfondire, puoi visitare la pagina dedicata per capirne di più. Voglio approfondire

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi