Leadership

Quanto la leadership ha a che fare con la protezione?

Quanto coraggio occorre per essere un vero leader?

Tanto, tantissimo.

E non solo per stare in prima linea, affrontare le incombenze e risolvere i problemi, ma soprattutto per far sentire al sicuro le persone che collaborano con noi. Trovo che si tratti di un ingrediente fondamentale, anzi di ciò che determina o meno il buon funzionamento di un team.

Espressioni come “trovare il coraggio di fare un passo indietro”, “far sentire gli altri protetti” o “prendersi cura”… non ci stupiscono quando parliamo di relazioni personali, ma raramente ci verrebbe in mente di applicarle in contesti professionali.

Perché? Vi chiedo io. Non siamo comunque persone a prescindere dal “cappello” che indossiamo? I principi che guidano i nostri comportamenti non sono sempre gli stessi?

La risposta è: “Sì, peccato che troppo spesso ce ne dimentichiamo”.

Fuori, o dentro le aziende, siamo anzitutto animali sociali e come tali tra i bisogni primari abbiamo quello di appartenenza che anima la costante ricerca di accettazione da parte dell’ambiente in cui viviamo. Ecco perché l’essere umano tende a dare il massimo quando si trova all’interno di quello che Simon Sinek definisce il “Cerchio della Sicurezza”.

Ecco perché la leadership ha a che fare con la protezione e la capacità di costruire un ambiente all’interno del quale le persone si sentano tutelate e sostenute e siano concentrate solo sul far emergere idee e circolare energie positive per fronteggiare i rischi esterni come la concorrenza, le oscillazioni del mercato, le nuove tecnologie, insomma tutta una serie di fattori sui quali non si ha alcun controllo.

Un vero leader è anche grado di capire quando è necessario fare un passo in dietro, mettere i propri bisogni o i propri obiettivi da parte, pensare agli altri, in nome di una vision comune. Quella che può salvare le situazioni peggiori.

C’è un elemento che accomuna tutte le organizzazioni di maggiore successo, quelle che sbaragliano i competitor in fatto di strategie e di innovazione, quelle più rispettate dentro e fuori dai propri ranghi, quelle con il più alto tasso di fedeltà e il minor tasso di abbandono, quelle capaci di fronteggiare qualunque tempesta, qualunque sfida. Si tratta di organizzazioni in cui i leader forniscono protezione dall’alto e coloro che stanno ai livelli più bassi si sostengono l’un l’altro. È questo ciò permette loro di dare il massimo e di assumersi rischi elevati”. (Simon Sinek, Ultimo viene il Leader).

Ecco perché sono le forze interne quelle dalle quali dobbiamo difenderci… come il calo di rendimento, lo stress, la paura di perdere il lavoro, i giudizi dei colleghi, l’ansia di sbagliare, le accuse, le lotte interne. Su questi fattori abbiamo un vantaggio possiamo gestirli e limitarli e anzi, è un dovere dei leader impostare una cultura che li tenga alla larga e creare un Cerchio sicuro.

Quali sono le caratteristiche del cerchio della sicurezza?

  1. Un ambiente sano: se l’unico impulso costante è quello della competizione, circoleranno dopamina ed endorfina, è probabile che il team ottenga risultati ma le persone si sentiranno costantemente sole e insoddisfatte e saranno più propense ad andarsene.
  2. Fiducia: imparare ad accordare fiducia a qualcuno non solo perché rispetta le regole, ma anche perché è in grado di violarle quando è necessario e prendere decisioni coraggiose per il bene dell’azienda e del business.
  3. Empatia: ascoltare e mettere le persone al primo posto, paga sempre e stimola la condivisione dei valori aziendali, senza sacrificare performance ed eccellenza.

E coloro che sulla base dell’organigramma aziendale non hanno una posizione di potere che ruolo giocano? Loro sono i veri Disruptive Manager.

Ne parleremo nella prossima puntata di questo post.

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