Storytelling, perché?

Storytelling, perché?

Esistono motivi validi per cui un manager, un direttore di funzione, un professionista e chiunque si trovi a competere all’interno di un mercato, dovrebbe occuparsi di Storytelling e, più in generale, di scienze della narrazione.

Andrea Fontana, il più rilevante esperto di Corporate Storytelling e autore di “Storytelling d’Impresa”, ci fornisce alcune motivazioni per le quali è fondamentale saper sviluppare lo strumento del racconto.

  1. Leggere la realtà, aziendale, sociale ed economica. Il mondo intorno a noi è diventato imprevedibile e sia che siate professionisti, manager o imprenditori, leggere ciò che ci circonda è prioritario. Ne va della vita della vostra impresa. Leggere la realtà e per quanto possibile, cercare di prevederla, diventa un compito professionale specifico.

Perché si usa proprio il termine leggere? Questo modo di dire è più che mai indicativo: perché la realtà che ci sta intorno è un racconto, quello che facciamo prima di tutto a noi stessi e poi agli altri e che gli altri poi fanno a noi, restituendocelo: ingigantito, rimpicciolito, modificato in un costante gioco di specchi.

  1. Lavorare sull’identità individuale e di gruppo. Ogni volta che raccontiamo qualcosa, diamo forma a un’identità, che in primis riconosciamo noi e che secondariamente viene riconosciuta dagli altri. Il nostro racconto produce, pezzo a pezzo come un puzzle, identità. Ci  sono alcuni ingredienti, che Andrea Fontana ci segnala, di cui non si può fare a meno perché ciò avvenga.
  • Il racconto innanzitutto ha bisogno di essere verosimile: un’identità individuale così come un marchio devono avere un senso, essere coerenti nella loro rappresentazione.
  • La ripetizione: l’identità deve ripetersi nel racconto della sua storia.
  • La Ritualità: un’identità ha bisogno di rituali di racconto, di consuetudini narrative.

Se vogliamo creare memoria, ricordo, appartenenza e identità abbiamo bisogno di narrazione. Ancora di più in azienda la narrazione è uno strumento impagabile per generare il senso di identità attorno a cui raccogliere un gruppo di lavoro.

  1. Capire e guidare i consumi. Il consumo è una parte strutturale delle nostre autobiografie: consumiamo prodotti, informazioni, esperienze.

E questo non è un gesto reattivo o passivo, razionale o irrazionale, quanto piuttosto  narrativo, poiché racconta di noi. Nel business è dunque necessario occuparsi di narrazione per dare forma a discorsi sui consumi e alle identità che li agiscono.

  1. Espandere le relazioni. Raccontare significa sempre relazionarsi con qualcuno.

Possiamo raccontare noi stessi e le nostre organizzazioni agli altri perché gli altri esistono, e potrebbero aver bisogno di noi. Inevitabilmente quando ci raccontiamo dovremmo essere coerenti con il  gruppo a cui ci rivolgiamo e con cui dovremmo essere in grado di costruire una comunità narrativa.

  1. Produrre valore. Come è possibile che un racconto possa produrre valore? In realtà, a ben guardare,il racconto è la parte su cui ogni economia si fonda, quella che costruisce la ragion d’essere dei numeri, delle argomentazioni commerciali, delle motivazioni d’acquisto.

Ogni individuo, società, organizzazione, prodotto ha le sue grandi storie, le sue narrazioni fondative, che sono fondamentali poiché in qualche modo generano una proiezione, forniscono cioè un senso di scopo e direzione, ricordando le sfide del passato e indicano la strada verso le avventure di domani.

Un aspetto che emerge dagli studi delle neuroscienze, è che un racconto costituisce un modello predittivo: ciò che si racconta tende a realizzarsi. Attraverso il racconto personale e/o sociale si è tendenzialmente in grado di prevedere comportamenti di individui e gruppi. È quindi evidente che chi si occupa di previsione di scenari, trend e analisi dei consumi ha un enorme interesse a conoscere le tecniche di Storytelling.

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