Un giorno questo Corporate Coaching ti sarà utile

Siamo pronti a ripartire.

Avete seguito i nostri consigli per riposare il cervello durante le vacanze estive? Noi, dobbiamo ammetterlo, ci siamo riusciti solo in parte: in questo periodo abbiamo pensato e pianificato le nuove attività di Accademia Business, ma non vogliamo anticiparvi niente…

Di sicuro, riapriamo ufficialmente le porte il 18 settembre parlando di Corporate Coaching con Chiara Pomer (International HR Manager), Daniela Bernardini (Head of Patient Safety & Medical Information) e Norina Cermignani (Retail Manager), ex studentesse del Master in Coaching di Accademia della Felicità, che spiegheranno come questo percorso formativo abbia contribuito a migliorare la loro vita professionale. Proprio grazie ai loro feedback, e a quelli degli altri studenti del master, abbiamo deciso di far partire dal 10 ottobre un’edizione del master dedicata esclusivamente al Corporate Coaching.

Questa specializzazione in “coaching aziendale” è pensata soprattutto per chi desidera utilizzare il coaching all’interno della propria realtà lavorativa o per proporsi come consulente alle aziende. L’iscrizione al Master in CorporateCcoaching offre alcuni bonus, tra i quali dodici ore di coaching individuale e l’iscrizione, sempre gratuita, ad alcuni workshop già in programma.

Non solo per venditori

A cosa serve il coaching in azienda? Siamo abituati a pensare che riguardi solo chi ha obiettivi chiari e sfidanti, come coloro che lavorano nell’ambito delle vendite, oppure chi si trova in posizioni di vertice. In realtà la funzione HR potrebbe trovare opportuno utilizzare gli strumenti del coaching per agire su molti livelli.

Quando si parla di obiettivi “misurabili”, espressione tipica del coaching, tendiamo infatti a fare un po’ di confusione pensando che gli unici ad esserlo siano quelli quantitativi. Via libera, quindi, a “devo incrementare le vendite del 10%”, “devo gestire cinque pratiche in più al giorno” e simili. A volte, tuttavia, le origini di certe inefficienze possono nascondersi in pieghe dell’organizzazione meno facilmente aggredibili da chi si occupa di organizzazione aziendale.

Pensiamo a chi o si occupa di mansioni tipicamente amministrative, ad esempio l’elaborazione delle paghe o la contabilità. L’obiettivo non può certo essere “produrre più cedolini” o “registrare più operazioni contabili”: la mole di lavoro tende ad essere definita dall’esterno e dipende dal numero dei dipendenti, delle operazioni svolte, dai cambiamenti normativi. In effetti, questo tipo di attività nel medio-lungo periodo tendono ad essere estremamente ripetitive e demotivanti, percepite non “core” dall’azienda – salvo quando occasionalmente si presenta l’errore.

È un lavoro sporco…

Però – c’è sempre un però – in azienda qualcuno deve pur svolgere questi compiti. La sua eventuale demotivazione e incapacità di credere nella propria crescita personale e professionale è motivo di tanti malumori: quando un collega chiede chiarimenti viene spesso rimbalzato o gestito in maniera approssimativa; manca lo stimolo a cercare come migliorare il proprio lavoro, continuando ad adottare modalità inefficienti senza approfittare dei nuovi strumenti tecnologici e gestionali; il dipendente non investe sulla propria autoformazione perché non ne viene percepita l’utilità immediata.

Intervenire con gli strumenti del coaching, in queste situazioni, permette di lavorare con i singoli o con piccoli gruppi che potranno poi agire da elemento propulsore, generando effetti anche a lungo raggio. Ecco, quindi, che obiettivi come “migliorare il flusso di comunicazione” o “aumentare la soddisfazione del cliente interno”, ancorché non esplicitamente quantitativi, possono diventare uno stimolo importante ed essere misurati con survey o, ad esempio, considerando la riduzione del numero di mail gestite dal server!

Il coach aziendale aiuta a definire questi obiettivi insieme alle persone che, poi, si assumeranno la responsabilità di raggiungerli.

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